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Premio S. Eufemia per la promozione della dignità umana
Con grande commozione ricevo il "Premio Santa Eufemia" che onora me, come onora mia moglie Lina e la nostra famiglia. Nella mia persona però il Premio intende evidentemente riconoscere l'operato dei tanti volontari, sostenitori, benefattori della amorevole rete di solidarietà Fevoss, la "federazione dei servizi di volontariato socio sanitario" di cui sono Presidente.
Questo riconoscimento per l'alta opera in favore della promozione della dignità umana va esteso quindi a tutti i bravi operatori di cura e a tutte le persone solidali che con me hanno condiviso il gratuito e appassionato impegno sociale nelle varie situazioni di povertà, di sofferenza, di marginalità.
E' con gioia perciò che accolgo il Premio Santa Eufemia; ma, devo confessarlo, anche con un certo stupore: perché credo che impegnarsi per la dignità umana sia un dovere di tutti.
Impegnarsi per chi non ce la fa è anzi un imperativo morale e civile, che trova le sue radici profonde nella nostra millenaria civiltà cristiana. Ecco perché ritengo che la mia opera non abbia nulla di eccezionale; tanto più che negli anni del mio volontariato ho potuto spesso sperimentare, toccandola con mano, l'azione della "divina provvidenza" nella generosità delle donne e degli uomini della nostra Città e Provincia.
In loro ho colto il significato vero della carità, ossia dell'amore cristiano, attraverso il loro modo di "donarsi" nell'aiuto di chi è in difficoltà.
Per una Comunità che si definisca civile l'attenzione per i più deboli è imprescindibile.
Ogni gesto gratuito diventa volano di un bene-essere vicendevole, per chi lo riceve e per chi lo compie. E' così che la umana solidarietà, sovente vissuta nel silenzio dalla nostra gente, che poi è quella vera, comune, buona, laboriosa, lontana dai riflettori della ribalta, si trasforma in energia positiva supplendo alle troppe carenze dello Stato di diritto. Ma è attraverso questa forma di volontariato che si acquisisce la consapevolezza di sè, dei propri diritti/doveri, del valore della Polis.
Io, semplice cittadino che ama questa Città, oso chiederle di essere un po' più giusta e solidale. Lo faccio impegnandomi in prima persona; e in questa occasione mi rivolgo a tutte le persone di buona volontà (non solo ai cosiddetti volontari) per proporre con fermezza uno stile di vita coerente, basato sui valori cristiani e umani che debbono avere visibilità e cittadinanza. Non possiamo cedere alla rassegnazione, alle lusinghe del relativismo sociale, politico, culturale e religioso!
Ognuno di noi deve giocarsi la propria di responsabilità; quella cioè di compiere bene la propria parte nell'ambito del lavoro, delle relazioni, dell'impegno politico e sociale o di volontariato. Il 2011sarà l' "Anno europeo del Volontariato" e questo Premio, che l'avvia così felicemente proprio qui a Verona, trovi concorde tutto il volontariato religioso e laico nell'impegno di dare visibilità e cittadinanza alla promozione e alla difesa della dignità umana in tutte le sue espressioni. Dal valore del dono come fatto privato al valore del dono come atto pubblico. Sarà una testimonianza importante da offrire ai giovani di oggi come lo fu per me in passato, al di là delle provenienze, delle ideologie, delle religioni.
La speranza per un futuro migliore è nella fede, è nelle nostre mani di giovani e vecchi abitanti del nostro tempo. Agli "Amici di Santa Eufemia" ancora una volta esprimo profondo il mio ringraziamento per questo Premio dedicato, nella mia persona, a tutto il volontariato veronese.
Alfredo Dal Corso
