- Anche per «Bepi» è un’emozione tutta rosa grazie ai volontari Fevoss
LA STORIA. Giuseppe Bari, 72 anni, in stato vegetativo da sei anni è stato portato in via Marsala dai volontari FEVOSS per assistere allo sfrecciare dei suoi beniamini.
La moglie Maria: «È sempre stato un' appassionato. Si allenava al fianco del campione russo Tonkov»
Da Fausto Coppi a Ivan Basso non si ferma la volata di Bepi. Dai 18 anni in sella all'amata bicicletta, con in mano l'autografo del Campionissimo che fu il suo idolo, fino alla vecchiaia su cui è piombata l'ombra di una vita a metà, stretta tra le pieghe misteriose di una condizione che chiamano stato vegetativo permanente.
In bici non sale più da tempo, ma lo spettacolo del Giro d'Italia nella sua città, a pochi passi dall'abitazione che ha condiviso con la moglie Maria Adduci, non poteva perderselo. Giuseppe "Bepi" Bari, 72 anni, da sei in stato vegetativo a seguito di un arresto cardiaco, è partito al mattino dall'ospedale di Negrar, dove è ospite della speciale Unità di accoglienza permanente (Suap), e si è accomodato in via Marsala per godersi in prima fila il passaggio degli atleti durante le prove della cronometro.
È stato un regalo della moglie Maria, aiutata dai volontari della Fevoss, memore del miracolo del 2004, quando Bepi si svegliò dal coma durante i campionati del mondo di ciclismo sulle Torricelle. «Volevo che sentisse il fruscio delle due ruote e vivesse qualche ora di gioia», spiega. Più di così non si poteva. Vedere la gara in mezzo alla calca, per ore all'aria e sotto il sole, non era possibile. Quella se l'è goduta alla televisione, tra i comfort della sua camera d'ospedale addobbata con fotografie e trofei delle imprese ciclistiche con le squadre Ausonia, Chesini o Quarella. Non scherzava, il Bepi. Per tenersi allenato pedalava a fianco del campione russo Pavel Tonkov. E quando Gianni Bugno gli ha fatto visita in ospedale, non gli ha tolto gli occhi di dosso.
«Gli racconto da giorni di questa uscita a Verona, aggiornandolo su tappe, vittorie e volate. Lui ha capito tutto», afferma la signora Maria, che per l'occasione si è vestita tutta di rosa. Sorride, è emozionata. «È la prima volta dopo sei anni che mio marito torna a casa». In Valdonega Bepi, figlio dell'architetto Enzo Bari che ha firmato edifici (per esempio in via IV Novembre) e seguito restauri in mezza città, ha vissuto a lungo, stimato da tante persone che lo hanno salutato tra lo stupore e la commozione.
Bravo, gentile, in gamba: parole ricorrenti sulla bocca delle ex vicine di casa. Bepi ha fatto il signore, tenendosi stretta la sua maglia rosa e protetto dal cappellino in tinta. Non ha dato molto peso ai complimenti, aprendo gli occhi di tanto in tanto giusto per veder sfrecciare i ciclisti. Su tutto ha prevalso però una grande stanchezza, dovuta a un periodico malessere. «Bisogna adeguarsi al suo stato e prendere le cose come vengono. A volte sprizza energia, altre è giù di corda». L'ha imparato la moglie Maria, che lo riempie di coccole e attenzioni. D'ora in avanti, salute permettendo, ha intenzione di portarlo più spesso in città a visitare i luoghi a lui cari. Uno stimolo che ritiene prezioso.
«Era tanta l'emozione per il Giro che nei giorni scorsi ha avuto un po' di febbre. Passerà, mio marito è forte come una quercia». Il fruscio della bici invece resta. Nel cuore, per sempre.